Max Weber: Cause, conseguenze e futuro del capitalismo industriale

Perché alcuni popoli e nazioni hanno raggiunto la fase di produzione industriale e tipicamente capitalistica ed altri no? Come mai essa invece si affermò a partire dai paesi del nord Europa, piccoli ed in costante lotta tra di loro, schiacciati dal peso delle altre potenze europee e non in enormi continenti come l'Asia o l'Africa? A venire in nostro aiuto, seppur alienando dalla sua tesi gran parte delle problematiche economiche, etiche e politiche/sociali di altre popolazioni, è Max Weber: importante storico e sociologo della seconda metà del 1800.

Capitalismo applicato ai beni di primaria importanza oggi

IL CAPITALISMO DEL PASSATO: La tesi di Weber, riassunta nel suo saggio "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", si basa sull’analisi del carattere prevalentemente protestante della proprietà capitalistica. Egli vuole dimostrare che lo sviluppo della società occidentale abbia avuto un percorso unico rispetto a quello delle altre civiltà e l’unicità dello sviluppo occidentale sarebbe derivata dall’elemento della razionalità tipica dei protestanti, causa della mentalità economica successiva: il cosiddetto razionalismo economico. Weber non vuole negare lo sviluppo alternativo delle altre civiltà mondiali o la loro mancata evoluzione, in quanto è ben consapevole che esistettero metodi pre-capitalistici anche in Cina o in India, ma tuttavia mancava ad essi un particolare aspetto che si ritrova solo nella civiltà occidentale: quello dell’ethos razionalistico, ovvero un modo di vivere sobrio, privo di vizi tipico della svolta protestante. Egli vuole quindi evidenziare una caratteristica tipicamente occidentale del metodo di produzione capitalistico, ovvero che solo negli stati del nord Europa - e poi nelle colonie americane puritane - si sia imposto come ethos il modello razionale, influenzando non solo la condotta morale ma anche ogni altro aspetto e manifestazione culturale della nostra società (istituzioni, scienza, ecc).

Weber vuole proporre quindi un’analisi empirica e quanto più scientificamente valida per comprendere come l’originalità dell’etica razionalistica occidentale si sia affermata partendo dall’influsso della religione. Essa infatti per il sociologo, non fu un ostacolo ma un elemento propedeutico allo sviluppo della razionalità capitalistica, ed è questo aspetto che rende il capitalismo moderno occidentale un fenomeno unico nel suo genere. Weber nel suo saggio evidenzia anzitutto che il vecchio protestantesimo di Lutero, Calvino, Knox aveva pochissimo a che fare con quello che noi oggi chiamiamo “progresso”, proprio perché ostile a moltissimi aspetti della vita moderna. È quindi errato pensare che il cattolicesimo favorisca una mentalità più spirituale ed il protestantesimo più materialistica: spirito di umiltà e morigeratezza sposano in tutte le sfaccettature il mondo protestante, che trovano una connessione ed una regolamentazione tra etica religiosa e razionalismo economico. La vocazione protestante al lavoro quindi non deve ricondurre in alcun modo ad uno spirito materialistico. Egli ripropone un interessante testo di Benjamin Franklin per farci comprendere che ciò che caratterizza il capitalismo moderno è appunto l’etica dell’autovalorizzazione e dell’accrescimento del proprio capitale fine a sé stesso, senza perdite e senza sprechi. Le attività lucrative devono essere fini a sé stesse e non atte a soddisfare dei bisogni o dei vizi personali. Onestà, dovere professionale e moderazione sono virtù ed obblighi morali insiti nell’etica razionalistica, ed è proprio questa particolare etica che Weber fa derivare dalla religione protestante. L’idea di accumulare denaro attraverso la propria abilità e vocazione professionale senza spenderlo in vizi e lussuria denota che l’uomo pone al centro della sua esistenza l’attività lucrativa, sovvertendo l’ordine naturale ("si lavora per vivere in si vive per lavorare"). La felicità protestante deriverebbe essenzialmente dall’auto-soddisfazione del compiere il proprio dovere su questa terra.

Il capitalismo nelle sue diverse sfaccettature ai giorni nostri
Weber utilizza il termine “Beruf” per descrivere la vocazione lavorativa in senso religioso, al fine di giungere ad un capitalismo privo della sete cieca di guadagno. La concezione luterana del Beruf significava che adempiere al proprio dovere nell’ambito lavorativo fosse la miglior realizzazione della persona stessa. L’unico modo di essere graditi a Dio non sta nel sorpassare la moralità intramondana con l’ascesi monacale, tipica invece del mondo cattolico, ma esclusivamente adempiere ai doveri intramondani, - facendoci promotori di una nuova ascesi all'interno della società - quali risultano dalla posizione occupata nella propria vita. La Riforma stessa ebbe come funzione principale dapprima di accrescere il peso morale ed il premio religioso per il lavoro intramondano, per una professione pulita, scrupolosa e regolare. Il ruolo del Beruf si andrà poi successivamente modificando. Esso non è semplicemente comprensibile come risultato strutturale ma è riconducibile ad un lungo processo educativo.

Ma a quale tipo di protestantesimo fa riferimento Weber? Qual è allora il punto di svolta che ha permesso all'uomo moderno di avviarsi lungo la strada del capitalismo? La peculiarità di esso, secondo lo storico e sociologo, si individuerebbe in un ramo ben preciso, ovvero nell’influsso psicologico calvinista. Quindi non il protestantesimo nella sua totalità ha contribuito a questo sviluppo ma alcune sue forme ascetiche: calvinismo in primis, pietismo, metodismo e battisti poi, hanno elaborato una dottrina alla cui base ci fosse un’etica metodica e da seguire rigorosamente. La predestinazione degli eletti - o elezione per grazia - svolse un ruolo fondamentale nei paesi calvinisti e futuri paesi capitalistici. Per Calvino gli uomini esistono in funzione di Dio, sono il mezzo per cui Dio si serve. Ed è per questo che lo scopo dell’uomo per la confessione calvinista è la glorificazione di Dio nel mondo, non la salvezza del singolo. Il perfetto cristiano, eseguendo i comandamenti, adempie a questo ordine, ma Dio richiede l’opera sociale continua del cristiano (diversamente dal cattolicesimo), pretendendo la conformazione cristiana della vita. Il lavoro sociale del calvinista è quindi continuo e in funzione solo della gloria di Dio: da ciò ne deriva quindi che anche il lavoro professionale sia al servizio di Dio. Proprio perché l’amore per il prossimo è solo al servizio di Dio e si esprime solo con l’adempimento dei propri doveri, il lavoro assume un’importanza fondamentale: esso appare come un servizio per la razionalizzazione del mondo, al fine di promuovere la grazia di Dio. Qui sta la fonte del carattere utilitaristico dell’etica calvinista.

Tuttavia, come può essere consapevole il singolo della propria salvezza? Nella dottrina calvinista nessuno può essere certo di essere annoverato nella cerchia ristretta degli eletti. La risposta non può essere cercata nella ragione, perché Dio è imperscrutabile, ma solo attraverso una condotta pratica - e quindi lavorativa - esemplare. Solo se l'agire dei credenti nel mondo è produttivo significa che si farà parte probabilmente della cerchia dei salvati. Il superamento del luteranesimo consiste proprio in ciò: non più l’unione con Dio, ma esserne il suo strumento per raggiungere la grazia. Anche il cattolicesimo, ci fa notare Weber, sviluppò tematiche affini, tuttavia rimase chiuso in un ascetismo monacale, mentre il mondo protestante trasportò nella società tale pensiero ascetico. "Aiutati che Dio ti aiuta" potrebbe essere il motto per il perfetto calvinista, il quale crea la propria beatitudine giorno per giorno, non accumulando prestigio per singole e sporadiche opere meritorie, bensì attraverso un autocontrollo sistematico che lo porta ogni giorno a fare la scelta razionalmente più giusta, secondo le direttive religiose calviniste.


Ciò che la morale protestante veramente condanna è quindi l’adagiarsi nel possesso, il godimento della ricchezza e l’ozio, deviando da una vita retta. È solo l’agire che comporta l’acquisizione di grazia e l’ozio, così come la perdita di tempo, sono fermamente condannati. Le skills, ovvero le specializzazioni del proprio lavoro, consentono un’elevazione qualitativa del proprio Beruf, considerate il massimo utile da poter raggiungere. La vita professionale deve quindi essere sempre un esercizio ascetico delle proprie virtù, che si esprimono nella cura e nella costanza della propria professione. Bisogna considerare e tenere sempre presente che per Weber la logica religiosa calvinista sarà solo uno dei tanti input storici che permetteranno la creazione, solo successivamente alla vera e propria razionalizzazione di pensiero, della logica di produttività capitalistica. Tuttavia, senza l’utilizzo di un razionalismo procedurale nell’azione produttiva, il moderno capitalismo sarebbe stato inconcepibile per Weber. Ed è proprio svincolandosi dal tradizionalismo religioso attraverso una profonda frattura ideologica innescata dalla Riforma che si giungerà al futuro ragionamento produttivo.

Non avventurieri, speculatori o uomini dalle idee geniali apriranno la strada al moderno capitalismo, bensì persone comuni, educate alla dura scuola di vita religiosa, riflessivi e ponderosi ma soprattutto sobri e costanti nell'accumulare e reinvestire denaro divennero i primi grandi finanzieri e commercianti, con intuizioni semplici ma rigorosamente razionali.

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Weber tuttavia è consapevole che il suo studio costituisce solo la punta dell'iceberg delle innumerevoli ricerche che dovranno essere svolte prima di poter arrivare a scoprire veramente cause e conseguenze dirette della nascita del capitalismo moderno. Egli infatti ci parla dettagliatamente delle origini del capitalismo di oggi solo dal punto di vista etico e religioso, tralasciando mutamenti economici, politici e militari dei popoli che attraversarono queste ed altre fasi. Egli non analizza, ad esempio, l'etica confuciana cinese, che porterà (seppur da prospettive completamente diverse) ad una strutturazione sociale collettivistica, oggi principale motore dell'economia mondiale. Weber, insomma, ci offre un punto di partenza. Ci fornisce quella che noi oggi potremmo chiamare una "fonte bibliografica" essenziale per poter analizzare il complesso e mutevole capitalismo moderno, consapevole delle critiche e delle conseguenze che il suo saggio avrebbe potuto generare. E siamo quindi noi, oggi, a dover tirare le somme dell'attuale capitalismo finanziario che ha fagocitato ormai l'intero modello produttivo mondiale.

IL CAPITALISMO DI OGGI: Proprio grazie al punto di partenza fornitoci da Weber noi oggi abbiamo una possibilità in più di poter comprendere il mondo che ci circonda, permeato in ogni suo dettaglio di regole, comfort ma anche di disgrazie tipici del capitalismo post industriale o finanziario. Certo, il capitalismo di oggi è molto diverso dal capitalismo industriale del XIX e XX secolo descritto da Weber: ad oggi sono le informazioni e l'abbattimento dei tempi di viaggio e di commercio che caratterizzano l'evoluzione informatica e finanziaria del modello capitalistico di base. Ed è soprattutto il debito a controllare i rapporti di forza tra creditori e, appunto, debitori nella logica post-industriale.


Come la penserebbe oggi il celebre storico e sociologo? E' davvero difficile presupporlo, anche se possiamo immaginare la sua ostilità a molti processi capitalistici attuali, dove al semplice processo di arricchimento del singolo borghese/imprenditore si è sostituito un vero e proprio sistema mondiale globalizzante, in cui le multinazionali ed il lobbismo sono ormai una pratica ben consolidata. L'esaltazione del capitalismo come modello globalizzante ha creato una trappola per l'uomo, a cui non rimane che parteciparvi per non morire. Oggi il perno del capitalismo non si regge più sulla quantità di beni prodotti, ma sull'aspetto virtuale e finanziario della produzione. Si perdono e si accumulano miliardi di dollari grazie alla speculazione in borsa ed il fattore del debito è diventato il perno del nuovo capitalismo finanziario. Ciò che caratterizza questo nuovo sistema capitalistico globale è proprio il fattore dell'indebitamento costante: ovvero la relazione tra creditore e debitore, esprimendo il rapporto di forza tra proprietari e non proprietari.

La finanziarizzazione dell’economia non consiste quindi solo nell’immissione di fondi privati in tutti i sistemi produttivi, ma in un nuovo dispositivo di controllo e di gestione dei debiti. La finanza non è il risultato di un eccesso di speculazione che bisogna regolarizzare, bensì una vera e propria relazione di potere. Lo Stato-Nazione tradizionale è in crisi ma non è sparito, è stato solo sostituito con il modello della governance finanziaria. Il debito non è quindi un handicap per la crescita ma è il motore economico del nuovo capitalismo, basato solo ed esclusivamente sul rapporto di potere tra creditori e debitori. Il sistema dell’economia del debito si basa sulla polarizzazione e quindi sulla costante vincita dei creditori nei confronti dei debitori, continuando quel processo di privatizzazioni volute dai neoliberisti. Oggi tali nuove privatizzazioni si esprimono per esempio nelle politiche di austerity. Il debito è però l’elemento determinante della relazione: esso ha una propria morale e la coppia “sforzo-ricompensa” del modello fordista viene oggi sostituita con la morale della promessa di onorare il proprio debito e della colpevolizzazione di averlo contratto. Ripromettendoci di trattare accuratamente l'argomento in un nuovo e più dettagliato articolo, debito è, quindi, il nuovo rapporto di potere mondiale del capitalismo finanziario.

IL CAPITALISMO DEL FUTURO: Qual è, visto da uno sguardo attuale, il futuro prossimo di questi nuovo capitalismo? Anche questa non è una domanda semplice a cui rispondere. Certo è vero che, se gli studi dei futurologi e degli scienziati si dovessero realizzare, potrebbe attenderci un mondo molto diverso rispetto ad oggi e ancor di più rispetto al secolo scorso.

Secondo gli studiosi infatti, gran parte dello sforzo tecnologico umano verrà incanalato nel cosiddetto fenomeno del "biohacking", ovvero nella capacità da parte degli scienziati di poter modificare come e quando si vuole il genoma umano. Gli studi sul DNA e sulle sue alterazioni artificiali sono provati da numerosi test in laboratorio e non sarà proibitivo effettuare interventi atti a modificare una determinata funzionalità del nostro organismo, al fine ultimo di migliorare le nostre qualità mentali e abilità fisiche. Stiamo inoltre constatando ogni giorno di più come l'installazione di arti meccanici possa migliorare la vita quotidiana di chi, a causa di incidenti o di malformazioni, era fino a ieri impossibilitato a camminare e ad utilizzare braccia nella quotidianità. La sfida più grande che questo settore potrebbe incontrare potrebbe risiedere in una problematica etica: l'uomo accetterà che queste nuove ed inedite tecnologie si sostituiscano alla natura?

Quindi, che le industrie capitalistiche possano svilupparsi più sul settore medico è ad oggi un dubbio, suffragato però da molti indizi scientifici, mentre siamo praticamente certi che un'altra branca delle multinazionali lavorerà sull'intelligenza artificiale. Fin dalla famosa rivoluzione informatica della fine degli anni 70, gli sforzi di scienziati ed ingegneri si sono concentrati in modo sempre più massiccio sullo sviluppo tecnologico e, ad oggi, le opzioni per il futuro sono davvero molte: dall'intelligenza artificiale in campo militare (ad es. droni), fino ad arrivare alla microtecnologia delle comunicazioni satellitari.


Un terzo settore, molto importante se si pensa - soprattutto dal punto di vista economico - al sovrasfruttamento del nostro pianeta e all'esaurimento dei principali combustibili fossili (petrolio, carbone e gas naturali), potrebbe essere quello legato alle nuove tecnologie green. Scordiamoci di vivere in un mondo con risorse infinite, perché nel prossimo futuro verranno sicuramente intrapresi esperimenti all'avanguardia nel settore delle green technology: oltre alla rivalutazione dell'energia solare e alla messa a punto di nuovi metodi per poter trasformare quella che ad oggi viene considerata la principale fonte d'energia indispensabile per ogni essere vivente, le grandi multinazionali stanno già cercando di mettere a punto nuovi metodi per sfruttare l'energia cinetica delle correnti oceaniche, molto più potente di qualsiasi altra scoperta fino ad ora, compresa quella nucleare.

E, dato che lo abbiamo tirato in ballo, che fine farà l'energia atomica? Non sappiamo se la spesa per la costruzione di armi atomiche si arresterà oppure no, proprio perché se da una parte la denuclearizzazione della Corea del Nord - considerato ad oggi l'unico "cavallo pazzo" sullo scacchiere geopolitico - andrà in porto, dall'altra dovremo assistere a nuove tensioni internazionali tra Iran e Usa (a meno di una perdita progressiva di consensi per il partito repubblicano di Trump). Inoltre, se da una parte la situazione in Siria si sta risolvendo con la demilitarizzazione di truppe statunitensi e la riconquista di grosse sacche territoriali in mano ai jihadisti da parte delle truppe governative di Assad, appoggiate dal supporto logistico russo, dall'altra potrebbero esplodere nuove ed inedite tensioni proprio tra gli stati del golfo. Iran e Arabia Saudita sono ai ferri corti ormai da anni e, dal punto di vista economico e politico sono supportate dai grandi rivali di sempre: Usa e Russia, con il nuovo colosso cinese che sembra propendere sempre più per una grande alleanza con Iran e Russia, in seguito agli sgarbi con gli Stati Uniti.

Insomma, l'incertezza - avrete capito - è totale. Se però dal punto di vista geopolitico e militare è più complicato ipotizzare il futuro dell'energia atomica, dal punto di vista economico siamo facilitati: l'importanza del nucleare non viene messa in dubbio da nessuno e, se si riuscisse ad evitare la dispersione di scorie radioattive nell'ambiente, trasformando questa in una fonte d'energia interamente green e sicura al 100%, gli sforzi futuri del capitalismo post-industriale verterebbero inevitabilmente sul finanziamento a quest'ultima. Come infatti sostiene la World Nuclear Association, il nucleare ha il potenziale di essere sostenibile, tuttavia, viene spesso precisato il fatto che ci sono diverse sfide che bisogna affrontare prima di poter aumentare drasticamente il suo ruolo. Ci sono due tipi di energia nucleare: la "Fissione nucleare", usata in tutte le attuali centrali nucleari; la "Fusione nucleare", che è la reazione che alimenta le stelle, incluso il sole, per la quale si stanno ancora effettuando delle ricerche per l'uso sulla Terra. Come dicevamo poc'anzi, entrambi i tipi creano rifiuti radioattivi nella forma di materiale strutturale attivo, anche se nella fusione tali rifiuti sono smaltibili in modo più controllato, resta una delle problematiche relative alla sostenibilità di tale fonte energetica. Coloro che la propongono, come gli ambientalisti James Lovelock, Patrick Moore (cofondatore di Greenpeace), Stewart Brand (creatore del Whole Earth Catalog) e Norris McDonald (presidente della AAEA, l'associazione degli afroamericani ambientalisti), affermano anche che il nucleare è ambientalmente pulito almeno quanto le fonti tradizionali di energia rinnovabile, rendendolo parte della soluzione al riscaldamento globale e alla crescente richiesta energetica mondiale. Essi hanno notato che le centrali nucleari producono pochissime emissioni di anidride carbonica e puntualizzano che i rifiuti radioattivi prodotti sono pochi e ben confinati, specialmente se comparati ai combustibili fossili.

Infine, non scordiamoci uno dei passi in avanti dell'umanità che molto probabilmente ci introdurrà in una nuova ed inedita era storica: la colonizzazione spaziale. Enormi sforzi da parte delle principali multinazionali che si occupano di tecnologia spaziale - come la famosa SpaceX di Elon Mask - verranno rivolti alla realizzazione di nuove ed inedite missioni spaziali esplorative. La prima missione su Marte, dopo la scoperta di acqua liquida sotto la superficie rocciosa e ghiacciata ai poli, starebbe spingendo moltissimi imprenditori a finanziare team di ricerca internazionali allo scopo di creare una colonizzazione 2.0. Il tutto non in un futuro lontano, ma al massimo tra 10, 15 o 20 anni massimo.

Insomma, si tratta ovviamente di ipotesi che in qualsiasi momento potrebbero essere smentite da nuove scoperte e nuove crisi globali, ma il futuro del capitalismo è ormai prossimo e presto diverrà realtà a cui tutti noi, volenti o nolenti, dovremo abituarci.


Di: Claudio Pira

Fonti:
Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo
Lo Stato del Futuro, Rapporto del Millennium Project, Italian Institute for the Future
Nuclear Energy Institute. Prominent Environmentalists Support Nuclear Energy
World Nuclear Association. Nuclear Power and Sustainable Development

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