Passato, presente e futuro delle conferenze sul clima

La tematica dello sviluppo sostenibile per il futuro, ovvero il presupposto scientifico secondo cui l'economia umana dovrebbe necessariamente seguire la triplice via del riciclo per preservare gli ecosistemi naturali, dell'equità sociale e dell'efficienza del progresso, è stata approfondita solo dalla fine del XX secolo. Nonostante numerosi scienziati e ricercatori avessero agito da veri e propri apripista fin dalla fine del 1800 per quel che riguarda la tematica ecologista e ambientalista, i trattati a livello internazionale verranno inaugurati solo nel 1972, in seguito alla famosa Conferenza di Stoccolma sul clima. Vediamo ora, attraverso una dettagliata analisi, qual è stato il passato dell'interesse sul cambiamento climatico e quali conseguenze ha portato (e porterà) al futuro prossimo dell'umanità...



PASSATO:

E' anzitutto doverosa un'analisi storica per meglio comprendere le cause dell'interessamento delle questioni ambientali alla fine del XX secolo. Oggi le crisi, generalmente, vengono viste come indipendenti le une dalle altre, mentre ad uno sguardo più attento possiamo intuire quanti e quali collegamenti stretti e consequenziali abbiano con il passato storico remoto o prossimo. Ebbene, i primi rapporti sulla consequenzialità di alcuni mutamenti storici sulla questione ambientale furono sollevati dal Club di Roma, presieduto dall'illustre studioso Aurelio Peccei. L'obiettivo era semplice e allo stesso tempo innovativo: sulla base dell'analisi di dati oggettivi, evidenziare i "limiti dello sviluppo" dell'umanità nel prossimo futuro. Il testo scientifico redatto dal Club di Roma interessò a tal punto la comunità scientifica internazionale tanto che lo stesso Jay Forrester, teorico della "Dinamica dei sistemi complessi" nonché professore al MIT (Massachusetts Institute of Technology), si interessò al progetto, investendo su di esso e collaborando per la creazione di un team di ricerca internazionale sul futuro dell'umanità. Arricchito di numerosi dati, statistiche e contenuti, il testo definitivo del Club di Roma sui "limiti dello sviluppo" riuscì a smuovere come un tornado quella fitta nebbia che da sempre soffocava ogni tipo di problematica inerente la questione ambientale. Fu proprio in conseguenza del lavoro del Club di Roma che il mondo iniziò ad interrogarsi sull'azione umana nei confronti del cambiamento climatico.

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Pochi mesi dopo la pubblicazione del testo sui limiti dello sviluppo, il forte dibattito internazionale si interrogherà sulla formazione di una conferenza internazionale per dibattere di tali tematiche. Proprio su questa base verrà convocata, nel 1972, la Conferenza di Stoccolma, la prima della lunga lista di conferenze sul clima. Nota anche con il nome "Man and his Environment" o "Conferenza dell'ONU sull'ambiente umano" parteciparono la maggior parte dei membri delle Nazioni Unite (ovvero 112 stati) nonché le agenzie specializzate ONU ed altre organizzazioni internazionali. In linea con la volontà di proseguire nella cooperazione tra stati in tema di tutela ambientale, al termine della Conferenza viene approvata una dichiarazione che tuttavia non ebbe alcun valore giuridico e fu ritenuta quindi non vincolante. Tuttavia essa costituì un punto di riferimento per gli accordi multilaterali successivi in materia. Vennero infatti per la prima volta messe a punto delle linee guida a cui gli stati si ispireranno per la negoziazione degli accordi su scala multilaterale, codificando così il loro consenso. Tra esse figuravano: diritti e responsabilità dell'uomo in relazione ambientale, libertà e uguaglianza sociale, protezione delle risorse naturali e la nascita dell'UNEP (Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite).

Solo successivamente alla prima vera conferenza sulle tematiche ambientali di Stoccolma, nel 1983 vedrà la luce un altro importante risultato: venne infatti istituita dall'ONU la Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (WCED) presieduta dal Ministro norvegese Gro Harlem Brundtland. Fu proprio al termine della seduta di tale commissione che vennero presentati, nel rapporto Our Common Future (anche noto come Rapporto Brundtland) i capisaldi dello sviluppo sostenibile: integrità dell'ecosistema, efficienza dell'economia e equità sociale inter e intra-generazionale (cioè attuale e futura). "Uno sviluppo sostenibile deve soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri".

Conferenza di Stoccolma (Svezia) 1972

Circa 5 anni più tardi, in Brasile, vi fu quella che potremmo definire come la più grande e famosa conferenza internazionale sul clima nella storia dell'uomo: la Conferenza di Rio del 1992. Molti di voi la conosceranno perché da questa data si fa risalire l'origine delle famose COP (Conferenze delle Parti ONU), oggi tema molto dibattuto. Composta da circa 183 paesi aderenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e da più di 10.000 delegati, gli obiettivi principali si basarono anzitutto sullo sviluppo sostenibile, seguito poi da tematiche ben specifiche: tutela ambientale (compatibile con lo sviluppo economico-sociale per l'eliminazione delle disuguaglianze e povertà), confronto nord-sud del mondo, tematiche ambientali (esaurimento delle risorse, surriscaldamento globale, inquinamento, protezione del patrimonio forestale, marino e delle biodiversità). Infine, si discusse molto sulla formalizzazione della cosiddetta "Carta della Terra", riguardante diritti e doveri ecologici per ogni singolo stato, mai però applicata realmente. I risultati della Conferenza di Rio diedero un enorme risalto alla questione ambientale: ben 27 principi scaturirono da essa, un Codice di comportamento etico sull'ambiente (non vincolante) e per la prima volta l'inserimento e l'approfondimento di tematiche quali: povertà, alleanze internazionali tra stati e salvaguardia ambientale legata al surriscaldamento globale.

I risultati diretti di Rio porteranno così alla creazione di due convenzioni: la prima sul clima (ratificata poi nel 1997 con il nome di Protocolli di Kyoto, riguardante l'abbassamento delle emissioni di CO2 dell'8%) e la seconda sulla biodiversità (unita alla dichiarazione non vincolante sulle foreste). Il tutto, unito alla creazione della Carta della Terra, sottoscritta ufficialmente però solo 13 anni dopo, nel 2005 dalle Nazioni Unite. Oltre a ciò, venne ratificato un accordo programmatico-operativo sottoscritto da tutti gli stati e finalizzato alla completa integrazione tra ambiente e sviluppo attraverso la cooperazione internazionale, chiamato Agenda 21. Attraverso un approccio bottom-up (dal basso all'alto), le comunità locali all'interno dei vari stati avrebbero avuto molte più possibilità di poter salvaguardare l'ambiente, grazie al supporto logistico dello stato secondo i principi di tale accordo internazionale.

Conferenza di Rio De Janeiro (Brasile) 1992

Andando avanti nel tempo, è utile citare al fine del nostro studio sulle dirette conseguenze delle conferenze internazionali sul clima, la Conferenza del 2002 di Johannesburg. Essa rappresentò una rinnovata fiducia sugli aspetti dell'agenda ambientale, il chiarimento di diverse posizioni e la fissazione di nuovi obiettivi da rispettare nel futuro immediato. Da essa ne derivò la "Millennium Declaration" ovvero 8 obiettivi da realizzare entro il 2015 e cioè: sradicare la povertà nel mondo, raggiungere ovunque un'educazione di base primaria, promuovere la gender equality e la parità tra i sessi, ridurre la mortalità infantile, aumentare la salute materna, combattere le malattie infettive, raggiungere un uso di energie rinnovabili e sostenibilità ambientale ed infine costruire una partnership mondiale per lo sviluppo.

Dalla famosa Cop 13 di Bali (Indonesia) il cui scopo avrebbe dovuto basarsi su un aumento degli obblighi di riduzione della CO2 dei paesi ricchi e l’inclusione delle economie emergenti (come Cina, India e Brasile), passando per la Conferenza di Rio + 20 del 2012 in cui la green economy e le energie rinnovabili furono temi cardini (anche per la creazione futura del cosiddetto "Fondo Verde"), passiamo alla conferenza più vicina ai nostri giorni: quella di Parigi del 2015. Gli obiettivi, rifacendosi ovviamente agli standard di Kyoto, furono: mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C e incentivare i paesi più ricchi ad aiutare i paesi in via di sviluppo o del terzo mondo in quanto a investimenti sulle energie rinnovabili. I risultati degli accordi di Parigi (o della Cop 21) furono ratificati all'unanimità da ben 196 paesi, quasi la totalità della comunità internazionale.


PRESENTE:

Cosa è cambiato oggi? Cosa è successo recentemente nella famosa Cop 24? A Katowice (Polonia) si ospita a dicembre 2018 la Cop 24, che riporterà indietro di parecchi passi gli accordi internazionali sul cambiamento climatico e sulla salvaguardia ambientale. Come ha infatti dichiarato il premier polacco, il fronte degli scettici (capeggiato in primis dagli Usa di Trump) sembrebrebbe avere fortemente indebolito e diviso la comunità internazionale. A guidare il fronte degli scettici verso lo studio preparato da centinaia di ricercatori, oltre a Washington anche Arabia Saudita, Kuwait e Russia, come pure la stessa Polonia e l'Australia. Conciliare un rinnovato senso di fiducia nell'economia basata sulle fonti fossili, con la necessità scientificamente provata di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030 è risultato ad oggi impossibile. Una richiesta che non è piaciuta proprio alla stessa Polonia, che dal carbone ricava circa l’80% della sua energia totale. Infine, anche il Brasile capeggiato dal nuovo presidente Bolsonaro, ha ritirato l’impegno a ospitare i colloqui sul clima nel 2019. La situazione ambientale quindi, in seguito alla Cop 24, diventa sempre più complessa.

Conferenza Katowice (Polonia): Cop 24


FUTURO:

Qual è quindi il futuro che realmente potrebbe spettarci nei prossimi anni o al massimo decenni? Riassumiamo qui l'intervista riportata dal Fatto Quotidiano al direttore designato del centro Potsdam Institute for Climate impact research, Johan Rockström: “La mia più grande preoccupazione è che la Cop24 non abbia allineato le ambizioni con la scienza. Continuiamo a seguire un percorso pericoloso che ci porterà in un mondo a 3-4 gradi più caldo entro questo secolo”. Oltre a ciò, i ricercatori hanno anche delineato scenari apocalittici, tuttavia drammaticamente realistici, sul perché l'aumento incontrollato di 2 gradi, invece che di 1,5, porterebbe al caos nel prossimo futuro. Apparentemente si tratta di due misure molto vicine, ma se si riuscisse a contenere le emissioni in modo tale da evitare l'aumento di 2 gradi, l’innalzamento del livello del mare minaccerebbe 10 milioni di persone in meno, e la popolazione mondiale con limitato accesso quotidiano all’acqua potrebbe essere minore del 50%, rispetto invece all'aumento di 2 gradi. Insomma, la Terra avrebbe più sete, così come più fame, passando da 1,5 a 2 gradi in più e questo per motivi scientifici: gli ecosistemi pagherebbero un prezzo altissimo, la barriera corallina andrebbe completamente perduta, ne risentirebbe la pesca, le caldi estati nell’Artico, con conseguente scioglimento dei ghiacci in mare, si verificherebbero una volta ogni secolo con un riscaldamento di 1,5 gradi, ma se si raggiungessero i 2 gradi invece addirittura ogni 10 anni!

E' per questo e molti altri motivi che bisogna preservare le conferenze di pace sul clima anche se, ad oggi, si sta lentamente invertendo la tendenza alla collaborazione tra stati. Bisogna che tutti, dal semplice cittadino al magnate politico si mettano una mano sulla coscienza e si interroghino sul futuro dei propri figli, dei propri nipoti e del proprio pianeta, proprio come proposto da Greta Thunberg, una semplice bambina in mezzo ai capi del mondo alla Cop 24 di Katowice:



Di: Claudio Pira

Fonti:
Report of the United Nations Conference on the Human environment su un-documents.net
https://www.ilpost.it/2018/12/03/conferenza-clima-polonia-cop24/

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